Per sempre. Gli uomini spesso cercano di fare del male al genere femminile perché una delusione molto forte ha distrutto tutte le loro certezze. E come Florentino scappano, seducono, tornano, ma si ritrovano sempre sotto il balcone dell’amata. Ancora Michelangelo Antonioni nella notte del primo venerdì d’agosto. Ad andare in onda stavolta è La notte (RaiTre, 3.45), indimenticabile racconto del peregrinare notturno di una coppia di intellettuali sentimentalmente alla deriva, con gli occhi ed i volti di Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni. Dal malessere della civiltà occidentale ai miti fiabeschi della cultura orientale, visti con gli occhi di un regista raffinato molto attento a non deludere le aspettative del pubblico d’oltreoceano.

Disinvolto e imperturbabile, è difficile trovare qualcosa di negativo in lui. Anche perché ci spaccherebbe la testa, con molta probabilità!Il 12 giugno di quest’anno la National Public Safety Commission del Giappone ha nominato Bruce Willis presidente onorario della sezione antiterrorismo cibernetico, per “guidare il mondo a creare una società più sicura”. Di stranezze, i giapponesi ne fanno una al giorno e, sicuramente, chi ha deciso di conferire all’attore americano questo onore deve aver visto Die Hard: vivere o morire troppe volte o sotto l’effetto di qualche droga pesante.

Con i nuovi costumi sessuali, che rendono improvvisamente superata l’immagine femminile della docile casalinga suburbana, la Reynolds prova a reinventarsi spostando la sua attenzione verso gli spettacoli sexy dei nightclub più raffinati di Las Vegas prima di aprirne uno proprio e verso i palcoscenici teatrali, su cui ha successo in particolare nel 1973 con il revival del vecchio musical di Broadway “Irene”. Si cimenta, di nuovo al cinema, con una parte per lei insolita, nel thriller dai toni grotteschi I raptus segreti di Helen (1971) di Curtis Harrington, per poi riapparire in seguito in ruoli saltuari e poco significativi, come nel poliziesco Professione detective (1987) di John Llewellyn Moxey. Nel 1993 torna al cinema, nel ruolo di Eugenia, nel drammatico Tra cielo e terra di Oliver Stone, storia vera delle dolorose peripezie di una donna vietnamita durante la guerra di fine anni Sessanta e del suo matrimonio con un sergente americano.

Basta guardare al suo luminoso esordio per capire che Tate Donovan sta ancora di fronte all’obiettivo della macchina da presa come un bambino davanti a un negozio di giocattoli. Ormai nel pieno della sua maturità, ma ancora terrorizzato ed emozionato per ogni prova d’attore che si accinge a compiere, è un interprete innamorato del cinema e chi scommise su di lui, ai tempi in cui era un emerito sconosciuto, ebbe decisamente fiuto, perché si rivelò una delle vere sorprese del cinema leggero americano Anni Ottanta. L’aria entusiasta, la timidezza del principiante assoluto e la fisicità massiccia gli hanno permesso di incantare e commuovere migliaia di persone.Figlio minore (fra sette) di un chirurgo, dopo aver frequentato il liceo pubblico di Dwight Englewood, comincia ad apparire nel piccolo schermo.