Ray Ban Da Vista A Goccia

“Sono così indie” prende di mira i colleghi della musica indipendente, dei progetti hard core paralleli, delle feste dei Crookers a cui si arriva già vomitati (“c rotto il cazzo etichette indipendenti: con 400 euro ti registro il disco in casa, suona bene, lo metti su Vimeo, fai girare la voce. Tra un anno a Coachella e tra due anni a fare il benzinaio”). “Sono così indie che mi metto gli occhiali grossi da pentapartito (VIA!), mi tolgo gli occhiali grossi da pentapartito e mi metto i ray ban (VIA!), mi tolgo i ray ban e mi metto qualche altra mongolata colorata”.

La storia vera dell’austriaco Heinrich Harrer (1912 2006), tratta dalla sua autobiografia: alpinista, campione di sci, attore di film di montagna, arruolato nelle SS, conquistatore della parete Nord dell’Eiger nel 1938, mancato scalatore nel 1939 del Nanga Parbat, uno degli 8000 della catena himalayana, prigioniero degli inglesi durante la guerra, evade dal campo di prigionia nel 1942 con un compagno. Giunto a Lhasa, città proibita del Tibet, diventa amico di un Dalai Lama adolescente, cinefilo e curioso dell’Occidente. Continua.

A parte l’eccesso di sentimento nella scena madre finale, comunque commovente, Penn dirige rigorosamente e Nicholson (molto dimagrito) accentua il suo storico personaggio di “maledetto”.Un giovane in preda all’alcool investe una bambina di sette anni, arrestato va in carcere per pochi anni: omicidio colposo. Un incidente stradale tanto spesso letto sui giornali e di cui ha parlato in telegiornale che oramai non fa più notizia, è ordinaria amministrazione. Non è così per chi invece è travolto da una tale terribile tragedia, non c’è lutto maggiore che possa colpire i genitori.

L’aspetto fisico è da indio tipico: alto 1.64, carnagione ramata (pelle di cane, scriverà), capelli corvini, occhi marroni, naso aquilino, zigomi sporgenti, niente barba. Fa il servizio militare in una divisione blindata, s’iscrive all’Universitad Mayor de San Andrés, facoltà di Architettura, arti e disegno, lascia quasi subito perché, scriverà, l’arte io ce l’avevo nelle mani. Difficile capire che ci faccia uno come lui, biennio 1952 53, tra i cadetti del Colegio Militar de Aviacin di La Paz, ma il senso di libertà del volo gli entra nell’anima, lui che in un cupo disegno di catene fra due ossessivi edifici del potere civile e religioso annoterà il vero significato della libertà non esiste.

Il dopo è una sarabanda di declamazioni, ritrattazioni, recite, piccoli opportunismi nelle pieghe degli altrui giochi di potere. Lo interrogano per dieci ore: Non ho complici, nessuno sapeva, volevo salvare l’umanità dalla superstizione, ripete. Lo portano davanti a una folla di giornalisti: Se potessi lo rifarei!.

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